Scuola parentale: impegno o fuga?

L’intervento di Cecilia Fazioli, pedagogista, counselor e formatrice, per una riflessione sull’importanza della consapevolezza nelle scelte educative. 

A fronte di quanto sta accadendo negli ultimi mesi in Italia e come sappiamo anche nel resto del mondo, siamo tutti smarriti. Si cercano strade percorribili nel tentativo di trovare sicurezze, conferme, appigli. Chi ha figli si è trovato difronte a un inizio di anno scolastico carico di incertezze, ad un ambiente medicalizzato, che ha alimentato e alimenta tanti dubbi. 

Per molti genitori il quesito principale è stato “mando mio figlio a scuola?” e a poche settimane dall’inizio permane il dubbio se lasciare i figli a scuola o ritirarli. Se si sceglie di non mandarli a scuola o lo si sceglierà nei prossimi mesi (entro marzo) ci si può avvalere dell’istruzione parentale, così come sancito dalla Costituzione. 

A livello concreto, l’istruzione parentalesi può organizzare in differenti modi; quando parliamo di homeschoolingci si riferisce al percorso didattico a casa, in cui i genitori sono direttamente coinvolti. Le scuole parentalisono invece pensate attorno e a partire da una comunità più o meno grande, la quale dà vita ad un progetto educativo. 

Riscontro che molti disincentivano le scuole parentali perché soggette alle medesime regole di prevenzione Coviddelle scuole pubbliche. Come dire, che coloro che non iscrivono i figli a scuola, perché non in accordo con le misure quali il distanziamento e l’uso della mascherina, non possono trovare soluzione nemmeno nelle scuole parentali. Se da un lato è incontrovertibile che le misure di prevenzione Covid sono da applicare anche nelle scuole parentali, va necessariamente posta l’attenzione sulla vita, l’organizzazione interna ai progetti parentali. 

Prima di tutto le scuole parentali sono condotte e organizzate da piccole comunità in cui il gruppo dei genitori in sinergia con il gruppo degli educatori/insegnanti, regolano la vita interna. Quando una comunità pensa e agisce attorno a temi educativi, apprende con il tempo ad autoregolarsi, a condividere e accogliere i bisogni dell’altro. Momenti assembleari per approfondire tematiche educative attorno alle quali generare dibattito, sviscerare riflessioni e decidere collettivamente, portano con sé il vantaggio di nutrire le relazioni, di contenere le emozioni e di sostenere i processi decisionali. Il clima interno non è certo paragonabile agli ambienti scolastici pubblici, dove nella maggior parte dei casi, si respirano atmosfere rigide, in cui docenti, dirigenti sono concentrati ad applicare le norme di sicurezza, tralasciando gli aspetti educativi e didattici. 

Questo presente, investito di interrogativi esistenziali quali la libertà individuale in rapporto ai bisogni collettivi, la sicurezza, la salute può essere una fertile periodo per fare esercizio di attenzione e reciprocità, con e per gli altri, oltre che per sé e per la propria famiglia. Un presente che invita a uscire dal proprio guscio protettivo; praticare il distanziamento fisico non deve tradursi in distanziamento sociale, altrimenti nel lungo periodo rischiamo problemi legati alla sfera psico-emotiva e relazionale. La scuola parentaleè progetto dove farsi carico dell’educazione autenticamente in un’ottica comunitaria, del resto è il gruppo che la genera e dal quale non può prescindere. 

Il percorso educativo contempla come decidere di utilizzare gli spazi interni ed esterni, elemento determinante nell’applicazione delle norme anti-Covid. La tanto nominata educazione all’aperto e l’educazione diffusasono approcci educativi perseguibili. Decidere che nella settimana bambini e ragazzi si rechino in città per andare a visitare musei o frequentare la bottega di un artigiano, o passeggiare nel bosco sono scelte libere. Nella scuola pubblica conosciamo tutti la macchina burocratica quanto fatica a muoversi per produrre permessi. Nelle scuole parentali si può decidere e si può fare. Piuttosto, è importante che i genitori si interroghino sulla scelta.Sia lasciare i figli nella scuola pubblica che ritirarli sono espressioni della facoltà di scegliere. Riflettere sulla motivazione che accompagna entrambe le decisioni, favorisce la consapevolezza genitoriale. 

Certamente la scelta indirizzata a un’alternativa come le scuole parentali va pensata in prospettiva e non solo come risposta all’emergenza del momento. Significa inoltre perseguire un’idea educativa che vede nella dimensione relazionale, l’opportunità di coltivare pratiche didattiche che rispettano i tempi e i ritmi del bambino, che favoriscono un apprendimento basato sulle risorse del gruppo, dando valore al processo maieutico. 

L’invito è di prendersi tempo e non escludere di scegliere la scuola parentale come possibile approdo dopo un primo periodo di homeschooling. 

“A volte è necessario decidere tra una cosa a cui si è abituati e un’altra che ci piacerebbe conoscere” (Paulo Cohelo)». 

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